La mano che lo toccò fu per lui dono d’amore.
Fu via d’uscita, opportunità, rinascita. Fu tutto ciò che di meraviglioso potesse mai capitargli. Fu una nuova scommessa con la Vita.
Lo capì nell’esatto momento in cui quell’essere luminoso pose la mano sul suo capo .
In quel preciso istante il tempo e lo spazio si fusero insieme in un unico connubio d’armonia, oasi di pace infinita. Si sentì contemporaneamente svuotato e riempito . Uno in un Tutto e tutto in se stesso.
Percepì questa sua estasi nel profondo del proprio essere come una certezza infinitamente salda, radicata dentro sé da chissà quanto tempo e poi dimenticata.
Non aveva più timore adesso, non più. Tutto era quiete ora. Lì, in ginocchio dinanzi a quell’essere, si era arreso e la resa era stata la sua salvezza.
Nell’attimo in cui l’essere lo toccò, la luce abbagliante lo avvolse improvvisa, mentre una vibrazione intensa, scaturita da quella voce, iniziò a permeare ogni cellula del suo corpo. Un calore immenso lo invase dolcemente infiammando tutta la sua esistenza .
Era lì e la voce lo possedeva ipnotizzandolo, era dentro e fuori di sé, lo avvolgeva, lo permeava.
Avvenne tutto in un istante, un tempo che parve apparentemente infinito .
Aprì gli occhi pensando di chiedere spiegazioni, di interrogare quella presenza per avere risposte alle mille domande che poco per volta risalivano dalla sua anima bisognosa di essere soddisfatta, ma ai suoi occhi apparve ciò che non si aspettava.
Nulla! Più nulla di quello che aveva visto fino a quel momento era lì presente, né essere luminoso, né prigione , né mura bianche, né specchio. Nulla di nulla .
Era solo; un uomo solo con se stesso, con i suoi pensieri , con le sue domande.
Ma cosa era successo? Dov’era adesso? Non riconosceva il vicolo semi buio che gli si apriva dinanzi.
Quel “Ricorda!” gli rimbombava ancora nel cuore come un avvertimento, una speranza.
“Bisogna morire per avere la possibilità di resuscitare e dimenticare per poter riconoscere le radici”
Morire… sì morire a se stessi… dimenticare… radici…
Improvvisamente un pensiero squarciò la sua mente… “Cristina!”
Sicuramente lo stava aspettando. A quell’ora della notte di certo era in pensiero per lui.
Doveva assolutamente tornare a casa.
Sì! Cristina lo stava aspettando . Doveva spiegarle, doveva vederla… spiegarle.
Tutto doveva essere diverso adesso; ora che finalmente aveva capito…
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